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Festivaletteratura: le foto belle (quindi non le mie)

oh llà! le foto di Elypurple scattate alla lettura delle “Centurie”!
QUESTE sì che son foto serie…

grazie Ely!

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Festivaletteratura, domenica: le parole

ALBAH!!! Le otto sono l’alba se sei tornata in taxi alle due e mezza di mattina e stai alla terza giornata di festival ma vabbè.
Prima il solito C.d.S. con la solita diretta di Radio2 a caso in cui, questa volta, bécco Jonathan Coe e lo fotografo con cura.
Alle 12 Diamanda Galàs si presenta, in nero e sorridente, all’incontro col pubblico composto dagli stessi darkettoni di ieri (ormai ci si saluta). Continua a leggere Festivaletteratura, domenica: le parole

Festivaletteratura, sabato: le Voci

Le prime voci sono quelle che sento, per puro caso, mentre sta terminando la diretta di “Tutti i colori del giallo” trasmessa dal punto di distribuzione del C.d.S.: i signori Lehane e Connelly (mo’ me la ricordo la tua faccia) mi firmano il biglietto del treno mentre la macchina fotografica grida dall’interno della borsa. La sento quando è troppo tardi e mi do dell’imbecille. Quando mi ricapitano Lehane e Connelly seduti belli in posa ad un tavolino mentre mi sorridono con pazienza e virtù? Imbecille. Continua a leggere Festivaletteratura, sabato: le Voci

Ci ho il trauma

Diamanda Galàs è una donna seduta, sola, davanti ad un pianoforte.
Diamanda Galàs sono una comitiva di persone sul palco: Janis Joplin che canta i vespri, Edith Piaf sbronza come una cagna, il Coro delle Voci Bulgare in gran spolvero, Hendrix con la chitarra in gola, poeti della Martinica, mezza Europa dell’Est, Bukowski a tenere il tempo seduto sulla cassa del pianoforte.
E ritorni bambina perchè ti aspetti che ad un certo punto, come i mostri venuti da Vega, anche lei diventi alta come un condominio, spalanchi le fauci e inghiotta mezza platea. Ma non lo fa, sorride appena, beve un poco d’acqua dalla bottiglia ed attacca un altro blues. Un altro salmo. Un altra vibrazione che ti prende le vene a tre per volta e ci fa le treccine.
Ascolto una voce posseduta, incosciente di quello che sta facendo.
E insieme.
Ascolto una voce che ha il controllo totale su ogni singola nota e sa esattamente cosa accadrà dopo.
Quindi quella sdoppiata sono io, seduta lì come un’alga, ferma, zitta e poi capisco che il senso di disagio è dovuto al fatto che mi ero dimenticata di respirare per una quarantina di secondi mentre lei, urlando, non ne sentiva il bisogno.
Avete ascoltato i dischi della Galàs? Eh, anch’io. Ieri ho capito che un concerto è, davvero, un’altra cosa. Oh, mica ho detto d’aver scoperto niente ma le occasioni di ascoltarla dal vivo non sono state molte in Italia, se non era per il Festivaletteratura chissà se mi capitava…