Archivi categoria: vita balenga

metti che ero francese, mi risparmiavo il viaggio

Allora no, l’idea era di cambiare i sanitari del bagno in casa nuova, due giri di vite e via. Come si sia arrivati a buttar giù una parete non si sa, ma tralasciamo. Oggi si trattava solo di andare al Simpatico Centro Commerciale (SCC) raggiungibile in bus per acquistare il rubinetto del bidet che ancora mancava. La corriera passa alle 10.38. Di solito. Oggi il mezzo si guasta al capolinea e resto ferma in piedi alla fermata per 50 minuti. L’autista alla guida si fa suggerire il percorso da due cinesi sedute davanti perché lui quella linea lì non l’ha mai fatta, l’han cazzato sul mezzo sostitutivo e gli han detto “vaicondìo”. Continua a leggere metti che ero francese, mi risparmiavo il viaggio

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civil conflict in a mall (sischerzanè?)

Che poi lo so che è una questione “ambientale” ah? L’è una questione di tono, di cadenze, di musicalità: gli “slavi” quando parlano pare sempre che stanno incazzati.

Me la ricordo la coppia di ballerini cecoslovacchi al truccoeparrucco: lui le si rivolge con tono rabbioso e suoni aspri, la voce cupa e il monociglio; lei gli risponde con dei sibili pieni di gutturali che neanche Sir Bis nelle sue scene madri. Io (l’addetta al truccoparrucco) chiedo “hey hey che vi succede?” e lei “ogi è nostro aniversario un anno matrimonio, lui dice che ha prenotato bel ristorante su lago stanote, mio amore” ahn ecco. Continua a leggere civil conflict in a mall (sischerzanè?)

il post della primavera-estate 2011

Bon, lunedi 21 organizziamo la lettura pubblica dell’elenco delle vittime innocenti della mafia. Quasi 900 nomi. Non so ancora quanti lettori parteciperanno, pare che ci venga a trovare pure il sindaco, e alè. Mail da inviare e risposte da leggere e conferme da mandare e fogli da stampare e ritagliare e poi mi troverò a fare la segretaria(isterica) d’edizione che, vicino al palco, fissa tutti con furore mentre agita una cartellina e ripete come un mantra “perchè a me? perchè a me?” … passata questa dovrei tornare reperibile.
Si, certo.
Non riesco mica a restare seria mentre lo scrivo.
Comunque tutto bene eh?
(Sing-a-Porro, vedi? ogni tanto scrivo) :-p

AAA wooden brain chick

C’è una poiana in quel di Bulagna che ha bisogno urgente di un lavoro.

C’è uno della cricca degli “pseudo-zii” (chè siamo tutti di nuovo pseudo-zii di due bellegemelle, siamo a quota squadra di calcio) che vive a Bulagna ed ha un sacco di contatti interessanti.

C’è qua una (io) con la soglia di attenzione di un canarino sbronzo che si rende conto delle cose solo quando gliele indicano con una grande freccia luminosa (possibilmente con gli effetti sonori) e che poteva rendersi utile prima, mettendo in contatto la poiana ed il neo-pseudo-zio due mesi fa e non, tipo, questa sera.

Sono una boccalona tonta che capisce che le hanno fatto uno scherzo solo quando passa un bimotore con lo striscione “scema scema” sopra casa sua, una che capisce che vi serve aiuto solo quando vi trova rantolanti sulla soglia di casa, una che si accorge di avere il vestito sbottonato a metà solo quando mezzo autobus di militari inizia a fare la ola (sì, mi è successo).

Insomma, se vi serve una mano ditemelo, che se aspettate che me ne renda conto facciamo notte. Non è che me ne frego o che sono stronza, è proprio che non ci arrivo.

la stangata

Dieci minuti di pausa forzata mentre la quiche finisce di cuocere. Che fffamo? ‘na partita de Uno va’
Un riquadro della finestra di gioco è dedicato a quelle fastidiosissime minichat assurde che durano il tempo della partita.
Due dei quattro giocatori iniziano a scriversi: mi son copiata tutto perché il dialogo tra “cordiale maschio – passavo di qua per caso, parliamo” e “cordiale femmina – passavo di qua per caso, mo’ valuto” è esilarante.

Raoul V. hello
Cindy L. ton pays c’est quoi
Raoul V. moi? (no, parla con Romiti, imbecille)
Cindy L. oui
Raoul V. belgium
Cindy L. sa va
Cindy L. tu habite ou

Raoul V. et toi?
Cindy L. -belgique
Raoul V. louvain
Raoul V. et toi?
Cindy L. ok ta quels age
Raoul V. 32
Cindy L. a ok

fine di un amore

God Blessa Merica

Ho (intra)visto su MTV mezza puntata di America’s Most Smartest Model (si legge “America smos smastesmodel”, riuscire a pronunciarlo fa parte del test di ammissione al MENSA).
Una delle prove l’era quella di fare lo spelling.
Di parole tipo “Lacroix” o “collagene”.
L’altra prova consisteva nello sfilare elencando una serie di cose:
La tua categoria è “città al di fuori degli Stati Uniti” “uhmmm … Rome … Naples … Sicily … (si ferma stranita, riflette) … Paris … Tuscany … errrrr….
La tua categoria è “nomi di fiori” “… rose … tulip … gardenia … tulip … mmm … rose … gardenia…
Per fortuna la passerella era corta.
Non so chi ha vinto perché mi è saltata l’antenna.
Però so chi ha ideato il format. Non può essere stato altri che Iorek Byrnison, il mio idiota preferito. Non vedo altre spiegazioni.

Comunque ora ho risistemato l’antenna. Grazie al cielo fanno E.R., che mi si ripigli il neurone.

in Lush we trust

Si va a Milano per far incontrare due amici che cercano casa con due amici che offrono casa.
I due che cercano casa hanno una storia: venerdi lei, per la prima volta, ha potuto tenere in braccio la bimba nata 20 giorni prima, che fino a venerdi se n’era stata nella termoculla. Con lui (per viaggi di lavoro, amicizie, esperienze) ci facciamo da anni accese discussioni su Israele e Palestina, è quasi un appuntamento fisso.
I due che offrono casa hanno una storia: lui è pugliese e lei siciliana, vivono a Milano e si sposeranno a Catania, a luglio, dopo una storia piena di coincidenze che meriterebbero un film.
Prima di tornare a casa passo da Lush a comprare le mie solite cose e mi danno in omaggio un campione di gel per la doccia.
Sul treno leggo l’etichetta del flacone: “E’ ispirato alle calde terre del sud ed è rassicurante come l’abbraccio di una mamma. Con olio di oliva palestinese e israeliano, succo di mandarino e foglie di vite, per un corpo che splende sotto i tramonti siciliani

Giornata campale. Timore reverenziale.