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sono anche miei

Giovanni-Francesco-Caroto-Ritratto-di-giovane-con-disegno-infantile-olio-su-tavola-cm-37x29Giovanni-Francesco-Caroto-Ritratto-di-giovane-monaco-benedettino-olio-su-tela-cm-43x33Tu, che hai fatto rubare i miei due Caroto preferiti, verrai assalito da continui ascessi ai premolari, emicrania e calcoli renali. Per te che ti sei messo in casa il ritratto di Pasqualigo, otite virale dolorosissima perenne e una fDomenico-Tintoretto-Ritratto-di-Marco-Pasqualigo-olio-su-tela-cm-48x40accia antipatica come la sua. Tu, ladro di Rubens, patirai di gastriti tremendissime, congiuntivite e rinite allergica. E tu, vigliacco bastardo col Pisanello in cassaforte, soffrirai male di orchite o cistite Peter-Paul-Rubens-Dama-delle-licnidi-olio-su-tela-cm-76x60cronica, a seconda. Su tutti si accanisca, citando la Brunella, un’incontenibile scorrimbandola che vi impedirà una qualunque ipotesi di vita sociale. Farete schifo pure al vostro cane. Ah, i ladri. Che i ladri vi perseguitino rubandovi i dipinti e rivendendoli a qualche altro fanatico del possesso Antonio-Pisano-detto-Pisanello-Madonna-col-bambino-detta-Madonna-della-quaglia-tempera-su-tavola-cm-54x32che, a sua volta, subirà le stesse magagne e si vedrà di nuovo rubare tutto finché, dopo che vi avranno resi tutti un branco di tristoni cronici impresentabili, i dipinti torneranno dove stavano, a farsi guardare da tutti e non solo da voi una volta l’anno quando aprite il caveau. Tanto avreste una congiuntiva talmente infiammata che non li vedreste nemmeno.
La peste alle vostre famiglie.

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vox populi, vox buèi

Una esce no? Fa quello che fanno tutti, va al lavoro, piglia l’autobus, va a far la spesa. E sente. Anche se non vuole, sente.

“io non vado a votare perchè tanto sono tutti uguali”
“io non vado a votare perchè tanto non cambia niente”
“perchè gli altri hanno fatto meglio? almeno adesso costruiscono le strade”
“lo so, cioè, non è bello sapere certe cose su chi ci governa, ma tanto ormai la mafia è dappertutto, funziona così, non ci puoi fare niente”
“era ora che li mandassero tutti via, ‘sti delinquenti immigrati che vengono qua solo a rubare, che stessero a casa sua”
“a me non mi ha mica fatto niente di male, anzi, mi ha tolto l’ICI”
“sarà anche un ladro, ma almeno sa come farci fare i soldi”
“me frega a mì de quel che dize i giudici, vol dir che l’è furbo”

e poi dicono che uno si butta a sinistra… dal ponte, mi butterei…

(“buèi” = “budella”, plurale maschile di “buel”, vedi dizionario veronese-italiano)

il cuore è uno zingaro

All’alba del 5 marzo 2009, agenti di Polizia della Questura di Verona hanno videofilmato e fotografato, di fronte e di profilo, le persone residenti o domiciliate presso le piazzole di sosta di Strada La Rizza, Forte Azzano, famiglie residenti in Verona da decenni; si tratta di nostri concittadini italiani che si riconoscono come appartenenti alla minoranza etnico-linguistica Rom

Riceviamo e volentieri pubblichiamo (oh, erano anni che sognavo di scriverlo) una lettera del Comitato Verona Città Aperta (che poteva suonare come un moto di speranza ma sa sempre più di neo-realismo). La pubblichiamo per farvi sapere, oh miei affezionati lettori, che sono felice!!!

Sono una figlia degli anni ’80, ho imparato a memoria Rusty il selvaggio, la 56ma Strada, i Guerrieri della notte e Fuga da New York. Son venuta su a pane e guerra fredda, ho scavalcato tossici riversi per terra per entrare a scuola, mi hanno perquisito l’autobus per cercare il Generale Dozier.

Insomma, ci ho l’imprinting. Una foto segnaletica tutta per me è sempre stata il mio desiderio segreto: la foto di fronte e di profilo, la luce sparata in faccia, l’espressione assonnata e truce. Come Elwood Blues, come Abel e Furlan. Figata.

Da oggi mi basterà aggirarmi per Strada la Rizza, procurarmi un documento d’identità valido ed essere italiana da almeno tre generazioni (ci sto dentro) e, finalmente, il mio Grande Sogno potrà avverarsi.

Vi invito a sottoscrivere la lettera aperta ed a divulgare il più possibile questa amena notizia, che qua cominciamo ad esagerare.

Verona manifesta

La testa del corteo me la son persa. Così mi son persa pure gli spaccavetrine-sfondacordoni che, anche questa volta, hanno dato l’opportunità alla stampa di calcare la mano sui danni anziché sulla bellezza di questo corteo.
Grazie, scemi.
Perchè anche questa volta la brava gente potrà dire “i fa solo casìn” invece di avere la mente sgombra per chiedersi perchè tutte quelle persone marciavano nelle strade.
Ritengo che il nome di Nicola Tommasoli sia stato anche usato: uno strumento per una manifestazione che aveva molto più a che fare con la protesta politica (detto più tera tera: per fargli il mazzo al sindaco) che con il suo ricordo, ma ho visto gente piangere durante il minuto di silenzio vicino a Porta Leona, ho sentito persone parlare con il cuore di ciò che è avvenuto quel primo maggio che sembra mille anni fa, ho sorriso vedendo “i cattivi” della Chimica fare cordone intorno agli spaccavetrine per impedire loro di fare altri danni. E quanto mme rode che adesso, a causa di quei quattro blecbloc-anarcoisurrezionalsarcazzo, la stampa liberaebella possa avere un buon pretesto per non raccontare tutto il resto.
Perchè era gente bella quella con cui ho camminato sabato pomeriggio, perchè era gente sorridente che non aveva paura o che, almeno, vuole fare in modo di averne meno.
E c’era la Sarìn che incontro ogni volta. Non ci vediamo spesso ma, se voglio sapere come sta, mi basta andare alla Festa in Rosso, al concerto degli Yo Yo Mundi o al corteo antifascista e so che la troverò e ci aggiorneremo sulle nostre vite.
E Antonio sul furgone, che litiga con le cordìne del cartello che gli ho chiesto di attaccare ma senza perdere un solo cliente del bar in movimento. Perché a essere professionali in certe occasioni ci vuole classe.
La Laurella, la nostra occasione mancata di un sindaco differente, con il suo ombrello rosso (perché poteva piovere ma non l’ha fatto, il diluvio c’è stato solo alle dieci di sera).
E c’era la “sorellaunpo’piùpiccola” di una vecchia amica del liceo che mi riconosce e mi dice che son sempre stata il suo mito perché la facevo tanto ridere e mi fa rivedere alcuni anni della mia vita in modo diverso e quasi mi convinco che ne è valsa la pena.
E mi presenta Linda che sembrava ci conoscessimo da anni e ci siam ritrovate a parlare con un ragazzo marocchino che racconta che qui va male, malissimo, ma non se la sente di tornare senza nulla in mano e vuole restare e riprovare ma è difficile.
Quando la piazza si svuota restiamo ancora a parlare con lui ed un altro, tunisino, che si chiede, ma con una discreta ironia, che senso abbia per uno che vive da 22 anni in Italia sentirsi dire che, se non ha un lavoro fisso, se ne può andare. San Precario dei Tunisini.
Anche regalare qualche soldo può essere difficile, per paura di offendere, di ferire un senso di dignità già messo alla prova, ma c’è chi sa farlo nel modo giusto. Non io, non ci ho nemmeno pensato, ma una persona più pronta di me a fidarsi, a voler bene, ad accogliere.
In piazza, nel pomeriggio, c’era anche una copia di vecchi signori, lui con la giacca marrone, lei con lo chignon di capelli grigi, la bandiera della pace sulle spalle ed un sorriso incantevole, e c’era la Chiara che, guardandoli, diceva sottovoce al moroso “pensa che bello, invecchiare così, andare insieme ai cortei anche a settant’anni…”
Questa non sogna di invecchiare con lui nella bella casa in montagna. Questa sogna di invecchiare con lui per andare insieme ai cortei.
E poi dicono che scendere in piazza non serve a niente…

non ci facciamo mancare niente

Ci saranno due manifestazioni, sabato 17 maggio, a Verona.
La prima partirà come si conviene con quello che si chiama, in modo molto buffo, “concentramento” alla stazione e poi via in corteo per le strade del centro, davanti al luogo dove Nicola Tommasoli è stato ammazzato e nella piazza degli spritz e del casino fino a notte fonda. Organizzata da un’assemblea promotrice di cui fanno parte quelli della Chimica e del Circolo Pink più un tot di formazioni politiche e, pare certo, tonnellate di persone da tutta Italia.
Mi commuove e mi entusiasma.
Ma l’hanno chiamata “Nicola è uno di noi” e questo a me non piace.
Perchè non credo che nessuno abbia il diritto di usare quel nome.
Nulla da eccepire sulla manifestazione. Ogni scusa è buona per dir su al bietolone che fa il sindaco da queste parti, ogni giorno: telefonate ore pasti e ci sarò.
Ma avrei preferito che il nome rimanesse non detto, un nome che tutti sanno e mormorano e ricordano ma senza sbatterlo in faccia al pubblico come un bandierone. Però… l’importanza di una manifestazione apertamente antifascista in questa città dormiente è assoluta.
La seconda manifestazione, Verona libera, si terrà in piazza Bra’, organizzata dal Coordinamento Migranti, dalle stesse persone che, il 25 aprile, quella piazza se la sono vista negare senza motivo. Una manifestazione che non vuole bandiere e slogan ma soltanto la possibilità di farsi sentire.
E io che faccio?
Ho voglia di andare in corteo con quelli che gridano, che sventolano bandiere che mi tengono caldo, ho voglia di vedere Antonio sul furgone che distribuisce le bibite, ho voglia di marciare a fianco dei Pink e degli Antifa e di vedere ‘ste millemila persone da tutto il paese che vengono a tenerci compagnia.
Ma ho voglia anche di andare in corteo senza bandiere e senza nomi, di seguire i migranti e di saltare con loro, per il solo fatto che danno fastidio e quindi mi attirano come il miele.
Vado qui, vado là, vado ovunque?
Cazzo sembro Veltroni…..

dalle belle città

Il lato ironico, se mai fosse possibile trovarne uno, è che non so e non mi interessa sapere “da che parte stava” Nicola Tommasoli.
Forse la pensava come i suoi assassini o forse se n’era sempre sbattuto serenamente della politica e dei suoi giri e, leggendo di sé stesso sul giornale, non avrebbe riflettuto molto su cosa significa quello che è avvenuto.
In questo piccolo circo di bestie deformi che si scannano sorridendo, il rispetto per le persone e per le cose di tutti lascia definitivamente il posto alla difesa dell’orticello di casa. Ci si difende a fucilate, ci si sbrana per una cicca, ci si massacra per una multa. Ma con coerenza.
E mentre per Claudiu Stoleru nel paesello invocavano la pena di morte non c’è nessuno oggi, in città, che gridi alla condanna capitale per i picchiatori del centro storico: la tolleranza zero va bene per i rumeni. Anche la ghigliottina china la testa di fronte al campanilismo, pare.
Ora, probabilmente, ci sarà un gran bel funerale con il sindaco e la striscia a tre colori sulla giacca. Forse all’entrata si sentiranno cori da stadio contro il sindaco da parte della tifoseria avversaria. Probabilmente all’uscita si sentirà un grande applauso come alla fine di un bel concerto. E di tutto questo schifo rimarrà un morto tirato da una parte e dall’altra come un pupazzo. Uno che, forse, di tutto questo se ne fregava ed ora diventerà un martire, un simbolo, un eroe.
Tutte cose che, a me personalmente, farebbero girare di molto i coglioni.

Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate.
sentimmo l’ardor per la grande riscossa,
sentimmo l’amor per la patria nostra.

è che la legge che ci accompagna sta andando un po’ in vacca

la peste alle vostre famiglie

Torno da un 25 aprile giocoso nell’Appennino Reggiano pensando che avrei voluto poter rimanere anche a Verona, per partecipare ad un corteo di migranti che cercano, non da soli per dio, non da soli, di farsi guardare in faccia da chi li vorrebbe buoni per lavorare ma invisibili.

Ho avuto la notizia per telefono, il 25 sera, ma speravo fosse una notizia “partigiana”, faziosa, da chi è incazzato da mo’ con la polizia per cui ci prova gusto ad esagerare e invece no: il poliziotto che parte da solo e gratis a pestare i manifestanti fermi davanti al cordone sanitario antisommossa esiste davvero.

Come temevo, il bravo cittadino inizia a sentirsi autorizzato ad aggredire. Gli hanno detto che ha ragione ad avere paura. Paurissima. Quindi morde per primo. Rabbia preventiva.

Ed ora si pensa alle ronde di quartiere. Che se devo girare per strada con il timore di incontrare bande di fanatici autorizzati allora sì inizierò ad avere paura, altro che emergenza sicurezza.