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Festa d’Aprile

1944. Il soldato tedesco convalescente, ferito a Montecassino, trascorre del tempo in provincia di Verona, e si va a ballare con le ragazze del posto, la sera. E poi due anni nel campo di prigionia allestito dagli alleati a Pisa. Poi viene rimandato a Lipsia: passano 19 anni ed un’altra vita durante la quale le lettere che lei spedisce non arrivano, ma lei continua a cercare. Continua a leggere Festa d’Aprile

Quand’è che si diventa stronzi?

Questo titolo (e relativo svolgimento) mi ronza in testa da parecchio tempo (ho i testimoni).
Perché ogni tanto mi tornano in mente quei buffi ragazzetti con “un’altra idea in testa” (cit.) e vedo cosa, alcuni, parecchi, sono diventati.
Ci dev’essere un momento in cui succede. In cui quel ragazzetto smette di preoccuparsi del mondo in cui vive e si lascia fare, diventando simile alle persone che derideva e biasimava. Diventando lui stesso un noioso, autoindulgente, stronzo. Continua a leggere Quand’è che si diventa stronzi?

can che abbaia morde a sangue

In ogni condominio c’è “la vecchia pazza”. La “mia” pazza del piano di sotto mi ha accusato, negli anni, di varie atrocità campate in aria: le ho fatto crollare due lampadari con le vibrazioni strutturali prodotte dalle mie folli feste notturne, le spostavo i tappeti passeggiando per casa con i tacchi di legno (per i più distratti: è quella del piano DI SOTTO, che riuscissi a spostarle i tappeti ha qualcosa di mitologico), le suonavo il campanello alle 4 di notte, le ho allagato il bagno (quella telefonata è rimasta nel lessico familiare “ma che cosa ci fate in quel bagno, che mi piove in casa?” “eh, sa, ci hanno regalato un’otaria e non sapevamo dove metterla”) per cui a certe cose (accuse infondate, delirio architettonico, allucinazioni da peyote) ero abituata da mo’. Continua a leggere can che abbaia morde a sangue

Born to be wild

E se andassi a dormire? Sembra che abbia intenzione di vedere fino a che punto posso tirare prima che la macchina si rompa. Cinque ore di sonno quando va ricca. Broncoboia in corso da tre mesi e sigarette a strafottere. Il luppolo non è aspirina, il fritto non è vitamine, stare in piedi 12 ore di fila non è aquagym, andare in giro di notte con ‘sto freddo non è aerosol. Ah no? Uffaperò, è uno stile di vita che dà soddisfazioni.
Che il luppolo ed il fritto, nonché il tabacco siano, spesso, rigorosamente biologici rende il tutto molto charmant.
Forse è ridere così tanto che mi tiene in piedi, se smetto di ridere son problemi. E riesco comunque a fare venti vasche di fila senza fare un embolo, benché in acqua ridere sia più complicato ed il ginocchio non rida un cazzo, dopo venti vasche.
Non ho mai il tempo di dare ascolto alle persone a cui tengo, non ho più tempo per leggere né per scrivere. Che poi c’è uno che è pure contento se appena scrivi BU e senti che lo deludi anche, visto che dopo quel BU non succede altro per mesi. L’ansia da prestazione è una brutta bestia.
Sarà per questo che mi son messa ad organizzare una festadicompleanno, come non facevo da quando a scuola portavo il grembiulino.
‘nam’a’ddurmi’va’

(p.s. sì, il titolo ha dell’ironia in corso d’opera)


kill your idols

è sufficiente un niño preda di panico autolesionista.

è sufficiente un niño che conosci da poco ma che già capisci al volo, che ha gli stessi tratti di genio e infantile astio verso il mondo che aveva quell’altro bastardo, e che ti fa ridere e che quando si isola da tutto senti più vicino che quando ti parla.

è sufficiente che un giorno gli vengano più paturnie autolesioniste del solito, semplicemente una giornata più storta, niente di grave, ma ti ritorna addosso tutto.

è un attimo, direbbe quel tizio che si nasconde dietro il nome di john de leo. è un attimo e ti tremano le mani e non riesci a spiegare e se ci provi ti si spezza la voce e capisci che non hai voglia di spiegare agli altri i motivi per cui improvvisamente sei così incazzata.

sono così incazzata perché, dopo più di un anno, senza motivo nè preavviso, mi ritrovo ancora, ogni tanto, ad immaginare, come l’avessi provato, quel senso di desolazione fredda che, boh, forse, deve aver sentito, quella mattina, quel grandissimo bastardo. ed avere intorno, adesso, un altro tetano autolesionista mi ricaccia addosso tutto il tremore.

se proprio volete ammazzarvi lasciate una bella letterina con le colonne dei buoni e dei cattivi, le motivazioni, l’iter, le conclusionali e la chiamata in appello. così ognuna delle persone che ha avuto cura di voi potrà vedersela con il suo fantasma privato. senza andare a importunare le ragazze come me che normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di desiderare di prendere a cazzotti i fantasmi.

le vent nous portera

Ma c’è rimasto qualcuno in Francia? Ogni metro di Venezia cosparso di francesi. Ovunque. Ho passato il tempo a citare Marco Paolini. I turisti a Venezia xè ‘na piaga… e qualcuno mi spieghi perchè han tolto la scritta Campari dalla cupoletta vicino all’imbarcadero del Lido: mi hanno rovinato un altro gran pezzo di Paolini. E mi hanno tolto un punto di riferimento, è un anno che soffro per la sua mancanza, ‘stardi.

Ed il MIO mulino Stucky. Andavo a vederlo, ogni tanto, per sapere come stava, se si era ripreso: denigrato agli inizi per la sua facciata da anglosassone fuori luogo, poi abbandonato ed isolato, poi bruciato a pochi mesi dalla fine dei restauri. Ed ora che è di nuovo bello come il sole, assurdo ed imponente, incredibilmente enorme che pare impossibile riesca a non affondare prima di tutto il resto, me l’hanno fatto diventare un Hilton. Secondo me gli girano, ma riesce ad avere sempre quella faccia antipatica di chi, in fondo, se ne frega. L’ho sempre salutato dall’acqua, dovrò andare a toccare i suoi muri, finalmente, un giorno di questi.

E Gionni. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho lasciato quel libro nel punto esatto dove ci siamo conosciuti, quattro anni fa. Sono stata sulla tomba di Diaghilev. Sono andata alla Casa del Mago, per uno stretto sentiero tra la vegetazione incolta, rischiando di venire rapita dal ragno più grosso dell’emisfero e riportando striature sulle gambe come frustate, da piante che non conoscevo e spero di non incontrare più, laguna infida. Fatto tutto. Dovevamo farlo insieme ma vabbè, ci siamo sbagliati coi tempi.

Però mi hai regalato le coincidenze: piazzola 13, tavolo 17, linea 13, tagliando 17… il battello che arrivava quando mi serviva, mai un’attesa, il bar che desideravo esattamente dietro il prossimo angolo.

Non che questi cinque giorni abbiano risolto qualcosa. Ho ancora il mio film in testa. L’immagine di un posto che ho conosciuto e su cui non posso evitare di costruire la scena. L’ho toccato quell’albero, lo sento ancora sotto le dita. Ma almeno mi sono presa il tempo per pensarci, con dolore ma senza più paura.

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera

Non avrei mai pensato di poter scrivere cose così personali qua sopra ma a te piaceva tanto scrivere tutto quello che ti passava per la testa, le cose più intime e private,  e ti lamentavi che non lo facessi anch’io quindi tiè, beccati ‘sta esternazione. Non capiterà di nuovo, ma te la dovevo.