Rimasi lì sul marciapiede, rammaricandomi di non aver preso il fascicolo. Avrei voluto sapere cosa aveva scoperto Richard, ma non avevo intenzione di tornare dentro. L’aria fresca della notte mi dava piacere. La porta si aprì di nuovo, e uscì un detective che viveva sulla collina vicino a me. Si accese una sigaretta.
“Ehi” dissi.
Ci mise un momento a capire chi fossi. Qualche anno prima la sua casa era stata danneggiata dal terremoto. Allora non lo conoscevo e non sapevo che lavorava nella polizia, ma qualche tempo dopo, passando davanti alla sua casa mentre facevo jogging, vidi che stava sgombrando i detriti e notai che aveva un piccolo topo tatuato sulla spalla. Quel tatuaggio lo identificava come un Tunnel Rat del Vietnam, un appartenente a un corpo speciale della fanteria. Mi ero fermato a dargli una mano. Forse per quel legame in comune.
“Ah, ciao. Come ti va?” disse.
“Ho sentito che hai smesso.”
Guardò la sigaretta, aggrottando la fronte, e tirò una lunga boccata prima di lasciarla cadere a terra. “Sì.”
“Non mi riferivo al fumo. Mi hanno detto che hai lasciato il lavoro.”
“Già. Ho dovuto fare un salto per firmare le carte.”
Era ora di andare, ma nessuno dei due si mosse. Avrei voluto parlargli di Abbott e Fields, raccontargli che dopo la loro morte mi ero dato malato perché avevo paura di uscire in missione. Avrei voluto dirgli che non avevo ucciso nessuno e che la rabbia negli occhi di Lucy mi faceva paura, avrei voluto raccontargli tutte le altre cose di cui non ero mai riuscito a parlare, perché lui era più vecchio ed era stato là, e pensavo che avrebbe potuto capirmi, e invece rimasi a fissare il cielo.
“Passa a trovarmi, un giorno. Ci beviamo una birra” disse lui.
“D’accordo. Anche tu.”
Girò attorno all’edificio e un attimo dopo se n’era già andato. Riflettei sul silenzio che si portava dietro, e poi riflettei sul mio.

The last detective” Robert Crais, 2003
(Elvis Cole incontra Harry Bosch)

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Un pensiero su “”

  1. “Mi avviai in macchina lungo la discesa e, nel punto in cui Mulholland gira attorno alla collina e incrocia il Woodrow Wilson Boulevard, a Cahuenga, vidi una Corvette gialla ferma al semaforo, sulla corsia opposta. Conoscevo il tipo alla guida. Di tanto in tanto passava davanti a casa, sia a bordo dell’auto, sia mentre faceva jogging. Qualche volta mi era anche capitato di scambiare due chiacchiere con lui alla stazione di Polizia. Faceva l’investigatore privato e abitava sull’altro versante della collina. Tirai fuori il braccio dal finestrino e gli feci il classico saluto delle autopattuglie quando si incontravano, un gesto con la mano a palmo in giù, che lui mi ricambiò. Che la giornata ti sia propizia, fratello. Ne avevo giusto bisogno. Quando il semaforo diventò verde, partimmo entrambi, diretti alle nostre reciproche destinazioni.”

    “Lost light” Michael Connelly, 2003
    (Harry Bosch incontra Elvis Cole)

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