Quand’è che si diventa stronzi?

Questo titolo (e relativo svolgimento) mi ronza in testa da parecchio tempo (ho i testimoni).
Perché ogni tanto mi tornano in mente quei buffi ragazzetti con “un’altra idea in testa” (cit.) e vedo cosa, alcuni, parecchi, sono diventati.
Ci dev’essere un momento in cui succede. In cui quel ragazzetto smette di preoccuparsi del mondo in cui vive e si lascia fare, diventando simile alle persone che derideva e biasimava. Diventando lui stesso un noioso, autoindulgente, stronzo.
Non è la vita, non sono i figli, non è il mutuo, non è il lavoro: la pigrizia, è quello che ci frega. Quell’istante in cui pensi “ho troppo da fare” “tanto non cambia nulla” “non ho tempo” “ma in fondo, chi se ne frega” che ti fa diventare, di colpo e a tua insaputa, un vecchio. Un vecchio brutto, mica un Tonino Guerra a cazzo.
Credo che il pensiero che ci frega più di tutti sia “se non fai la voce grossa non ti rispettano”. Come se il rispetto fosse dovuto a chi vince a chi ce l’ha più lungo. Non c’è mica bisogno di diventare stronzi autoindulgenti per stare bene, neh?
Non è che evidenziare le debolezze altrui ci renda più phighi agli occhi del mondo. Magari più forti agli occhi di un debole, ma più phighi no. Farsi “rispettare” a suon di urla, di insulti o di cultura buttata sul tavolo come pelli di castori scuoiati, farsi apprezzare per pubblicità comparativa con i difetti e le mancanze degli altri, contemplarsi l’ombelico dicendosi quanto si è bravi in confronto a … è questo che si impara “diventando grandi”?
Poi, una sera, una che ci ha l’istinto materno con chiunque chiede a una che ci ha l’istinto materno così marcato da andare a far la guardia a quelli altrui: “ma tu non hai mai paura?” e la Funzionaria risponde: “io ho sempre paura” e quasi piange. Mica l’hai mai vista piangere raccontando del suo lavoro. Ma ‘stavolta sì, per una domanda “materna” buttata lì, tra un passito e una birra del lidl. Mi basta per pensare che, per non diventare stronzi, potrebbe essere sufficiente non darsi per scontati, non parlare per slogan, non giudicare gli altri ad minchiam per sentirsi migliori. Bah, la solita vecchia storia della pagliuzza nell’occhio: il proto-hippie capellone aveva già detto tutto duemila e rotti anni fa, sai che scoop.

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