Festivaletteratura, sabato: le Voci

Le prime voci sono quelle che sento, per puro caso, mentre sta terminando la diretta di “Tutti i colori del giallo” trasmessa dal punto di distribuzione del C.d.S.: i signori Lehane e Connelly (mo’ me la ricordo la tua faccia) mi firmano il biglietto del treno mentre la macchina fotografica grida dall’interno della borsa. La sento quando è troppo tardi e mi do dell’imbecille. Quando mi ricapitano Lehane e Connelly seduti belli in posa ad un tavolino mentre mi sorridono con pazienza e virtù? Imbecille.
Il primo incontro è con due voci speciali: Jonathan Ames (un ululato inquietante) e Massimo Cirri (sì, lo amo, e allora?). Ames, con la sua faccia da Rickycunningham, racconta dei lavori balenghi che ha fatto (siamo tutti precari), di quando ha fatto cadere in depressione Marilyn Manson rivelandosi molto più cinico di lui e, di nuovo, ci offre il grido con cui apre il David Letterman’s Show mentre Cirri si sganascia e dirige il coro del pubblico e mi sembra di essere tornata al Cateraduno (sì, lo amo, e allora?).
Si passa a vedere come sta Rafael Martínez Rubio, docente precario di spagnolo a Mantova che, per evidenziare le condizioni dei lavoratori precari in Italia, ha iniziato venerdi sera un corso-maratona di lingua e letteratura spagnola fissandone il termine per domenica: 50 ore senza mangiare e dormire sperando che ci sia sempre qualche “studente”, di giorno e di notte, a fargli compagnia.
Un altro C.d.S. (Illy, mi mandi il conto) e corro al Teatro Ariston dove John De Leo regala una splendida ed intensa lettura delle Centurie di Giorgio Manganelli. Una chitarra ed un oboe, una tastiera con voce recitante, un artista visuale che crea immagini e colori e la Voce di De Leo che vaga per la sala e ti sorprende alla nuca e improvvisa ma anche si appoggia disciplinatamente al ritmo del racconto. Sale sul palco anche Lietta, la figlia di Manganelli, per leggere alcuni brani del padre. Lo spettacolo corre in fretta e ci piace davvero tanto, saluto al volo i reduci della mailing list dei Rospigrigi (ah, bei tempi) e la Elypurple che, come sempre, avrà scattato delle foto magnifiche (faremo sapere) e via a mettersi in coda per il concerto di un’altra Voce: Diamanda Galàs. Oltre ai numerosi darkettoni d’ordinanza, tra il pubblico in fila vedo anche parecchie persone che probabilmente si sono lasciate “fregare” dalla descrizione scritta sul programma del Festival: un’artista “sperimentale di origini greche, con venticinque anni di carriera alle spalle, quattro ottave di estensione vocale” ecc.
AUGURI, signore e signori. La Serpenta, se uno non sa cosa lo aspetta, è come un dentista all’improvviso: panico e dolore. Anche se la signora si è addolcita ed ora è una splendida donna in nero che canta blues dolenti e cupi, senza i picchi di follia che l’hanno caratterizzata. Ma del concerto ho già scritto qui, passiamo al Gran Finale…
Uno spettacolare intercity con due ore e più di ritardo, la stazione di Mantova all’una di notte, un taxi fino a Verona in comitiva con un gentile siciliano in viaggio di lavoro: in quattro si divide la spesa e ci si dà man forte nella discussione con il tassista fascio-leghista evitando che ci butti fuori strada.

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