Sgomberare sgomberare non c’è niente da vedere!

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Che poi non è vero che non c’è da vedere.
Ai giardini di fronte c’è sempre un po’ di popolo sgomberato che sta lì ed osserva. Qualche uniforme blu che presidia. Qualche nazi crapapelada che vorrebbe fare lo sborone ma rinuncia per via delle uniformi blu.
Dopo un agosto pieno di sole il temporale è esploso violento all’alba, in coincidenza con lo sgombero e, da ieri, scende una pioggia autunnale noiosa e fredda. Manco fosse un film sceneggiato male, col meteo che fa da contrappunto alla storia. “ed anche il cielo divenne plumbeo e privo di gioia” ALE’ (on the air: “Adagio for strings” di Samuel Barber)
Oh insomma! ‘sta baracca abbandonata fondata sull’amianto era dannosa per la salute dei cittadini né? Per questo ci hanno messo dieci anni a decidersi…..
Un gioviale sput sput (stile Matisse degli Aristogatti) alla rappresentanza politica di sinistra che si è espressa con coraggio e fermezza nei toni del “non è bello occupare, è illegale, noi mica eravamo d’accordo però, insomma, addirittura lo sgombero, eeeeh che maniere” (stile Calimero piccolo e nero: le fiabe sonore in giunta comunale).
Ora però sgomberatemi pure i giuovini della Verona bene che fanno casino di notte perché it’s so trendy stare in duecento fuori dal bar col cocktail in piedi in mezzo alla piazza (deh! L’esplosione di varici che vi punirà tra 15 anni! Non vedo l’orahahAHAHAH!)
Uh, ma guarda, manco fosse un film sceneggiato male, dopo trentasei ore di tempo pessimo le nubi si stanno diradando. Nel film a questo punto mi volto lentamente guardando dritto in macchina con un sorriso divertito. Ed inizio a ridere.
Adoro sfottere i cattivi. Forse una risata non li seppellirà ma un poco di fastidio glielo deve pur dare. Ridi, che ‘sto pisquano di sindaco non si merita la soddisfazione di essere avversato in modo serio.
Quindi sarò noiosa, irritante e stupida come non mai.
Sceriffo Tosiiiiiiiii?
PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
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13 pensieri su “Sgomberare sgomberare non c’è niente da vedere!”

  1. Io trovo il giovanotto veronese cocktail-(sci)munito, infraditico e BMWato il punto piu’ basso dell’evoluzione di sempre. Nemmeno la Bugblatta di Altair IV e’ cosi’ molesta.

    Se penso che mi sparero’ un bel matrimonio di famiglia centrodestroide veronese tra poco, mi viene da buttar giu’ il XINGMING (e’ tipo il CIF, ma cinese e quindi estremamente tossico).
    TOSI?
    PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

  2. Qualcuno della giunta, non mi ricordo neanche chi, ha avuto il coraggio di dichiarare: “chiunque voglia utilizzare un bene pubblico deve, in primo luogo, farne richiesta all’ente proprietario e, qualora venga concesso, deve pagarne il relativo canone”.
    Posso ridere? Avrei un sacco di cose da dire a chi inveisce contro chi occupa senta titolo spazi pubblici appartenenti ad enti pubblici per fini sociali. E ci sarebbe proprio da ridere. Domandiamoci “dove” il Comune, qui a Verona, abbia messo piscine, giardini, campi sportivi, chioschi e sedi sociali di vario genere, e vediamo se ne paga davvero il “relativo canone”. Ed è tutta roba utilissima e aperta alla collettività, esattamente come le iniziative della Chimica… Mica tutto quello che c’è a Verona è proprietà del Comune eh! Per chi non lo sapesse.
    Vediamo un po’, invece, cosa ci hanno sgomberato:
    (Articolo del Corriere di Verona – mica si offenderanno se lo riporto qui, vero? E’ interessante, tanto per capire con quali pericolosi soggetti eversivi ha dovuto lottare la giunta tosi per ben due mesi dall’elezione!)
    “Dieci anni e oltre mille giorni. Cosparsi di quei “fiori che nascono dal letame”, come vuole un verso di De Andrè che per loro è diventato uno slogan. Opposto a quei “diamanti” da cui non nasce nulla. Parte da lontano la storia di quello che non smetterà di chiamarsi “Csoa”, centro sociale occupato autogestito la Chimica.
    Dieci anni di storia e oltre mille giorni di occupazione in quello stabile dell’ex asilo Perini , in cui “migranti” per necessità dovuta agli sgomberi ma anche per identità politica, gli attivisti arrivarono una mattina del 24 ottobre 2004.
    Ma è dal 1997 che gli attivisti si muovono negli spazi sedimentati, presi e restituiti di una città che hanno attraversato, anche fisicamente. E gli anni sono lontani come gli spazi. All’inizio fu quel Forte Santa Lucia che di storico, all’epoca, aveva solo lo stato di abbandono (ahahah e qui ride – amaramente – solo il riportatore dell’artico – n.d.r.d.a.). Erano in dieci, uno più uno meno. Come nome scelsero quello di “collettivo Porkospino” e avevano un credo e un obiettivo.
    Il credo dell’antifascismo e la voglia di creare uno spazio “sociale”. Un magma che non riusciva ancora a produrre lava. Si chiamarono “Forte 115″ e sotto quella sigla l’occupazione durò tre giorni, prima di uno sgombero che fu il preludio a una “macchina immaginativa non omologata” che a Verona cominciò a prendere spazi e a produrre politica.
    Già, la politica. Perché anche il Forte 115 era, in primis, un embrione politico. Il sociale è stato un approdo trovato sulla pensilina di un autobus. Da Santa Lucia il Porkospino arrivò in un’”isola”. Bastava cambiare la vocale finale del nome, per l’ubicazione (c’è una piazza, a VR, che si chiama “Isolo” – n.d.r.d.a.). Durò tre mesi, prima dello sgombero arrivato con la prima giunta Sironi, l’esperienza nei locali delle ex rimesse degli autobus in piazza Isolo. Ma furono determinanti. Sotto quella pensilina di autobus ci fu l’incontro con i “migranti”, quelli veri, che di quella panchina facevano la loro camera da letto. Fu allora che il Porkospino cominciò ad intrecciare alle battaglie politiche quelle sociali. Fu allora, che nell’incendio di una delle rimesse, morì un polacco senza fissa dimora.
    E da quella morte nacque quel “Cesar K” che a lungo percorse le stesse strade del collettivo. I fiori nati dal letame continuarono a germogliare. Iniziarono anche gli “antagonismi” con la destra. Ci fu il tentativo di uno spazio con affitto pagato, abortito dai costi del mercato. ci furono occupazioni al fulmicotone, che durano il tempo di due albe, cme quella ai Magazzini Generali.
    E iniziò la stagione della contestazione, con le manifestazioni, le “calate” in una piazza, quella veronese, poco avvezza alle voci della sinistra antagonista. Nacque nel maggio del 2002, il “centro sociale occupato autogestito”. Quando quelli che non erano più solo una decina di attivisti entrarono in una fabbrica dismessa, la ex Quacker, che in lungadige Attiraglio produceva materiale chimico. Spazi e nome presero forma. Come presero forma iniziative che dai capannoni della ex fabbrica sarebbero usciti per espandersi in tutta Italia.
    Fu tra quegli spazi che un anarchenologo di nome Luigi Veronelli decise di dar vita a un’iniziativa che doveva avere lo scopo di far riscoprire la terra nella sua eccezione più ampia, dai prodotti alla qualità della vita. Nacque così il Critical Wine/Terre Ribelli, che oggi si ripete anche in altre città. O iniziative come i Brutti Caratteri, su quelle forme di editoria e di comunicazione “alternative”. Poi per quello spazio, proprietà privata, arrivò il tempo degli esposti, dei tribunali. Fino all’uscita, Che fece da preludio a un nuovo ingresso. Il Csoa La Chimica tornò a Verona il 18 settembre 2004. Alla mattina vennero aperte le porte dell’ex Istituto Nani, in via del Capitel, fino a quel momento abbandonato. Non una scelta casuale, quella di Borgo Venezia. Ma la volontà di tornare in un quartiere popolare, dove creare un vero e proprio laboratorio. Politico ma anche sociale.
    Ci rimasero poco, in via del Capitel, gli attivisti de La Chimica. Lo avevano promesso il giorno stesso dell’occupazione. Avrebbero ridato gli spazi al Comune quando si sarebbero iniziati i lavori per il nuovo distretto dell’Ulss. Cosa che avvenne un mese più tardi.
    Il 24 ottobre di tre anni fa, una mattina, venne aperto il cancello di una struttura fatiscente, che una volta era stata un asilo, a due passi dalla sede della circoscrizione, in piazza Zagata. Su una base bianca, a lato dell’edificio, venne dipinta una stella rossa. E sotto alla dicitura “Csoa La Chimica”, l’imprimatur: “Alchimie mentali, resistenze sociali”:
    Alchimie e resistenze che nella macchina “immaginativa non omologata” hanno creato eventi: ancora il Critical Wine, ancora i Brutti Caratteri, i concerti, i dibattiti. Ma anche il mercatino autogestito, una volta al mese, che ha portato avanti quel “credo” lasciato in eredità a La Chimica da un anarchenologo di nome Veronelli, la trattoria comunarda dei “Fornelli Ribelli”.
    Lo sgombero di ieri ha radici antiche. Realizzato dalla giunta di centrodestra, ma annunciato e lasciato al vento da quella passata di centrosinistra. Si era cercata una via di mezzo. Far sparire dall’acronimo “Csoa la “o” di occupato e di trovare una forma di “comodato”. Come è andata lo si è visto ieri mattina alle 8.”
    Angiola Petronio

    ah sì: PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR

  3. E’ la risposta cinese.
    Non si ricordano più a cosa.
    E’ letale come un controesodo, e se ne entri in contatto Tosi ti sembra proprio un buon sindaco.

  4. “Pensiero” riferito alla nostra cara Rospo e’ una palese sopravvalutazione.
    Ha sprazzi di consapevolezza, annacquati nel Couintreauau (non so come si scrive Quantro’).

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