Archivio per la categoria ‘più inutile del resto’

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metti un Ligabue a cena

Domenica 27 Settembre 2009

Onde sonore dall’Arena mi perseguitano.
Mi scopro a pensare “ma questa non l’hanno appena suonata?” ed ho la prova scientifica che il repertorio del Liga è formato da quattro accordi rimescolati a seconda della velocità da dare al pezzo.
Mi ritrovo a canticchiare “bello e impossibile” sul coro di “non è tempo per noi” ed ho la prova scientifica che buona parte del repertorio del Liga è costruito sulle note di qualcun altro.
Mi sorprendo a gridare con ferocia “meno cinqueee” all’inizio del concerto. Però poi piango perché significa che me dovrò puppare altri cinque.
Non ho mai avuto un odio particolare verso il Manzo di Correggio (me ne fregasse dde meno, insomma: trovo molto più interessante il Liga di Marcorè) ma, santa pazienza, dieci concerti tutti uguali sotto casa… balllliamou sul monddouuo-uoh-uoh
ac du’ marun

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la stangata

Venerdì 12 Giugno 2009

Dieci minuti di pausa forzata mentre la quiche finisce di cuocere. Che fffamo? ‘na partita de Uno va’
Un riquadro della finestra di gioco è dedicato a quelle fastidiosissime minichat assurde che durano il tempo della partita.
Due dei quattro giocatori iniziano a scriversi: mi son copiata tutto perché il dialogo tra “cordiale maschio – passavo di qua per caso, parliamo” e “cordiale femmina – passavo di qua per caso, mo’ valuto” è esilarante.

Raoul V. hello
Cindy L. ton pays c’est quoi
Raoul V. moi? (no, parla con Romiti, imbecille)
Cindy L. oui
Raoul V. belgium
Cindy L. sa va
Cindy L. tu habite ou

Raoul V. et toi?
Cindy L. -belgique
Raoul V. louvain
Raoul V. et toi?
Cindy L. ok ta quels age
Raoul V. 32
Cindy L. a ok

fine di un amore

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Rangangangang (cit.) (e la capiamo in due)

Martedì 02 Giugno 2009

grazie Carlito
semmai avessi avuto dei dubbi, me li son proprio tolti

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

elezioni 2009… uguale…

sono quiiiii

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Tanto Qualcuno Casa Due

Lunedì 22 Settembre 2008

perchè c’è gggente, tipo questo qui, che gli vengon fuori delle cosine ordinate con parole interessanti e d’attualità, o la Pupa che mi ricordo aveva un campeggiare di De Andrè (ovviamente la Pupa è avanti e ’sta cosa l’ha fatta tempo fa).
Ora arrivo io e mi esce una roba a forma di pesce (o di Venezia vista dall’alto) con parole a caso, coloratissime e senza senso.
La storia della mia vita…..

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Simonetta e Pasqualino, una storia d’ammmore

Lunedì 04 Febbraio 2008
perchè mi è stato chiesto di scrivere una favola e non ci si tira mica indietro, quando ti chiedono di scrivere una favola.
se poi l’unico vincolo è quello di usare due nomi ben precisi e di far capire al Nostro Futuro quanto siamo belli&shemi allora no, non ci si tira indietro…

Simonetta e Pasqualino avanzavano timorosi nel folto del bosco. Non avevano idea di come vi fossero arrivati. A Simonetta pareva di ricordare, all’alba, un messo che bussava forte sulle imposte della finestra, una convocazione, una moneta che cadeva sempre dalla stessa parte, ma era come se i suoi ricordi si confondessero con qualcosa che aveva visto al cinema. L’unica cosa di cui era certo erano le parole gridate dal messo nella nebbia del mattino: si trovavano “in missione per conto del re”.
Si lasciava guidare da Pasqualino e dalla sua aria sicura: lui sembrava sapere quello che stava accadendo. Pasqualino era un coccodrillo misterioso e taciturno, di cui nessuno conosceva la voce e del quale tutti si chiedevano che lingua parlasse. Tutti tranne il suo più caro amico, Simonetta appunto, un elefante modaiolo ed appariscente che, sotto l’aspetto trasgressivo e gli atteggiamenti sguaiati, celava un animo sensibile ed una passione sfrenata per il curling.
I due amici erano uniti da un istintivo trasporto l’uno verso l’altro, fatto di simpatia e comprensione reciproca: entrambi, in periodi diversi, avevano ispirato due canzonacce da taverna molto popolari che li avevano resi, per un poco, famosi ma che ne avevano anche turbato la tranquillità per molto, troppo tempo.

Ad un tratto intravidero, in lontananza, un ragazzo vestito in modo strano, con una grande gerbera che spuntava dal taschino della giacca. Avanzava lungo un sentiero stringendo tra le mani un mazzolino di bacche e rose selvatiche. Simonetta strillò: “Uuuhhh! Ma quelle bacche sono una specie protetta! Chiamo la forestale!”
“Aspetta, sono curioso… che ci fa ‘sto tipo nel bosco conciato così?”
Si nascosero dietro un cespuglio e Pasqualino, voltandosi nella direzione opposta a quella da cui proveniva il ragazzo, vide sopraggiungere lungo un altro sentiero una ragazza vestita di bianco che canticchiava saltellando. Quando la ragazza fu più vicina Simonetta e Pasqualino riuscirono a sentire la sua voce: “…come faaa? Non c’è nessuno che lo saaa…” Sentite quelle parole, il coccodrillo iniziò a gridare: “Quella canzone! Ancora quella canzone! Non lo sopporto! Basta! Bastaaaa!”
“Tesoro! Non credevo ti facesse ancora così male sentirla… Dove vai, pazzaaa?!!!”
Simonetta si lanciò all’inseguimento di Pasqualino ma il suo vestito di lamé restò impigliato nei rovi ed i suoi strilli acuti si sommarono ai lamenti di Pasqualino che si allontanava delirando.
Il ragazzo e la ragazza si voltarono spaventati in direzione di quel pandemonio e, improvvisamente, si videro. Lui si avvicinò sorridendo e le chiese “Compagna, hai una sigaretta?”

Intanto l’elefante ed il coccodrillo continuavano la loro folle corsa. Pasqualino, accecato dall’ira, non si accorse di un profondo dirupo nascosto da alcuni rami e precipitò mentre Simonetta si tuffava per cercare di trattenerlo e lo seguiva nell’orrido.
Continuavano a cadere. Si sentivano trascinati da una forza irresistibile verso il fondo dell’abisso che, contrariamente a tutti gli abissi che conoscevano, diventava sempre più luminoso mentre precipitavano. Sembrava non finire mai. Una musica celestiale li accompagnava nella caduta, come un coro di cherubini, una messe di note divine. Simonetta gridò: “Uuuhh, figata! Le mondine di Fabbrico all’inferno!”
“Imbecille, ti sembra l’inferno questo? Non stiamo più cadendo da un pezzo: siamo nel famoso Tunnel in Fondo al Quale c’è Una Gran Luce! E poi ho chiuso con i cori!”
“Un abisso in cui non si cade… già, ci manca di incontrare il Coniglio Bianco e poi le abbiamo viste tutte… almeno ricordassimo qual’era la nostra missione e cosa c’entrano i due tizi nel bosco sarei meno isterica!”
La velocità aumentò improvvisamente e si sentirono risucchiati verso la Gran Luce, mentre le mondine gridavano sempre più forte. Udirono un violento boato e, quando riaprirono gli occhi, si ritrovarono a guardare l’orizzonte dall’orlo di un altopiano. Boschi rigogliosi e valli lussureggianti circondavano la bizzarra montagna su cui si erano risvegliati, mentre profumi di fiori e di fritto si mescolavano nell’aria limpida.
Pasqualino prese la mano di Simonetta: “Guarda laggiù! Là, di fronte a noi! Quel paesino che si vede appena!”
“Uuuuhhh! Ma sono quei due? Si sono sistemati bene, sono contenta! La casa, l’orto, l’asciugatrice… Uuuuuuuhhh! Hanno avuto anche una bambina! ….. ma quanto ci siamo rimasti nel tunnel? … Deliziosa la pargoletta!”
“Ma secondo te chi è tutta quella gente in casa loro? E quanto mangiano!”
Simonetta sospirò: “Beh, come si dice in questi casi … e vissero felici e contenti!”
Pasqualino assunse una posa solenne e declamò: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”
“… che diavolo c’entra tesoro, scusa?”
“Embè? Siamo sbucati sulla Pietra di Bismantova, non ci vuoi mettere un po’ di Dante? Tanto ormai lo citano cani e porci”
“Già. E pure a Neruda, poverino…”

La loro missione era compiuta, se solo se ne fossero ricordati…

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Ninna Nanna di Sòfia

Sabato 12 Gennaio 2008

nell’attesa di arrivare in fondo alla storia di Simonetta e Pasqualino (mannaggiachiavutol’idea) ho composto una dolce ninna nanna. mi suona di già sentito, ma non saprei…

Sventoliamo al sol d’aprile
la bandiera popolare,
su compagni, col badile,
che c’è l’orto da vangare.
Siamo giovani, siam forti,
non ci trema in petto il cuore,
siam le vigili coorti
del pandoro al mascarpon.

Giovinezza, giovinezza,
primavera di bellezza,
nella notte a Cervarezza
il tuo canto squilla e va.

Sior Tekaia la tua schiena
è già pronta alla battaglia
con lo sguardo alla bandiera
sulle zolle essa si scaglia.
Con la gatta che si stende
tra le frasche del tuo orto
che ci frutta e ognor ci rende
di zucchine un gran conforto.

Parabrezza, parabrezza,
spazzo via la neve fresca
che quest anno a Cervarezza
ne è venuta giù un bel po’.

I diggei ed i cazzeggioni
i tamarri e i pidiessini
con i ciccioli e il chinotto
ed i Vogon-regalini:
non v’è modo d’impedire
che v’invadano le schiere
degli amici pronti a bere
e a fumare nell’andron.

Transumanza, transumanza,
ecco l’orda che s’avanza:
con la scusa della bimba
ci trovate tutti là
(alalà)

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ah!

Mercoledì 02 Gennaio 2008

ho portato una teglia di gnocchi alla romana ai Vaghi.
i Vaghi giurarono di averli apprezzati moltissimo.
gli gnocchi erano cosparsi di Grana Padano.
lunga vita alle camicie verdi.

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alcuni souvenir degli ultimi mesi

Sabato 08 Dicembre 2007

S. mi parla del suo prossimo viaggio in Brasile:
“che poi ci sta bene questo discorso, con quella sciarpa così colorata hai proprio un arredamento in tema”
(gli uomini e l’abbigliamento sono due mondi divisi)

per strada, ascolto una giuovine indigena che accompagna degli amici stranieri in giro per il centro:
“at the end of the street you can see some roman rest …
(“alcuni romani che riposano?” “un po’ di sonno romano?” non è dato saperlo…)

G. su msn:
“ma ti vuoi impegnare o vuoi solo una chattata ogni tanto?”
(quando il virtuale prende possesso del reale)

sotto il mio portone, al momento dei “saluti”
A. : “mmmmmm… grunf… arf… posso salire?”
io: “no”
A. “perché?”
io: “perché se sali devo presentarti la mia mamma”
A. “eh, in effetti è un po’ troppo presto…”

(ho riso così tanto che il momento secsi è andato a farsi benedire)

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Avanti s’a'voja

Venerdì 23 Novembre 2007

Cronaca di una domanda di risarcimento allo Stato Italiano:

“Posso fare una domanda?”

“NO”

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il martedì l’è il giorno seguente

Martedì 20 Novembre 2007

e dopo il PaPoPo, il Papopi

o Sabelli Fioretti è un genio, o quell’altro è un pirla.