Archivio per la categoria ‘odddio ci ho il blog intimista’

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kill your idols

Mercoledì 28 Ottobre 2009

è sufficiente un niño preda di panico autolesionista.

è sufficiente un niño che conosci da poco ma che già capisci al volo, che ha gli stessi tratti di genio e infantile astio verso il mondo che aveva quell’altro bastardo, e che ti fa ridere e che quando si isola da tutto senti più vicino che quando ti parla.

è sufficiente che un giorno gli vengano più paturnie autolesioniste del solito, semplicemente una giornata più storta, niente di grave, ma ti ritorna addosso tutto.

è un attimo, direbbe quel tizio che si nasconde dietro il nome di john de leo. è un attimo e ti tremano le mani e non riesci a spiegare e se ci provi ti si spezza la voce e capisci che non hai voglia di spiegare agli altri i motivi per cui improvvisamente sei così incazzata.

sono così incazzata perché, dopo più di un anno, senza motivo nè preavviso, mi ritrovo ancora, ogni tanto, ad immaginare, come l’avessi provato, quel senso di desolazione fredda che, boh, forse, deve aver sentito, quella mattina, quel grandissimo bastardo. ed avere intorno, adesso, un altro tetano autolesionista mi ricaccia addosso tutto il tremore.

se proprio volete ammazzarvi lasciate una bella letterina con le colonne dei buoni e dei cattivi, le motivazioni, l’iter, le conclusionali e la chiamata in appello. così ognuna delle persone che ha avuto cura di voi potrà vedersela con il suo fantasma privato. senza andare a importunare le ragazze come me che normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di desiderare di prendere a cazzotti i fantasmi.

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the beat goes on

Mercoledì 19 Agosto 2009

Con un amico, anni fa, si faceva vita festivaliera in quel di Venezia e, nonostante abbia sempre ritenuto da pisquani chiamare per nome i vipsz come fossero vicini di casa, con questo amico (che, vedi un po’, non ho mai chiamato col suo vero nome) ci veniva istintivo farlo indicando alcuni intellettualoni d’alto livello: il Gillo, perché ha un nome che a pronunciarlo fa allegria; il Tullio, perché incerti sulla corretta pronuncia di “Kezich”; e la Fernanda, perché la Fernanda è la Fernanda e non si poteva che chiamarla così.

Ora siamo senza.
Il Gillo ha fatto ciao nemmeno tre anni fa e, nel giro di due giorni, siamo senza gli altri due. E adesso chi chiamo per nome io? Chi vado ad incontrare al bar del Lido? Che il Gillo mi aveva pure offerto un caffè.

Si capisce che mi sento scema a dire che mi manca la Fernanda ma non so come altro definire questo dispiacere? Sarà che, se qualcuno mi faceva quelle domande cretine tipo “se fossi un personaggio famoso chi vorresti essere?”, mi veniva in mente solo lei.

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le vent nous portera

Martedì 02 Settembre 2008

Ma c’è rimasto qualcuno in Francia? Ogni metro di Venezia cosparso di francesi. Ovunque. Ho passato il tempo a citare Marco Paolini. I turisti a Venezia xè ‘na piaga… e qualcuno mi spieghi perchè han tolto la scritta Campari dalla cupoletta vicino all’imbarcadero del Lido: mi hanno rovinato un altro gran pezzo di Paolini. E mi hanno tolto un punto di riferimento, è un anno che soffro per la sua mancanza, ‘stardi.

Ed il MIO mulino Stucky. Andavo a vederlo, ogni tanto, per sapere come stava, se si era ripreso: denigrato agli inizi per la sua facciata da anglosassone fuori luogo, poi abbandonato ed isolato, poi bruciato a pochi mesi dalla fine dei restauri. Ed ora che è di nuovo bello come il sole, assurdo ed imponente, incredibilmente enorme che pare impossibile riesca a non affondare prima di tutto il resto, me l’hanno fatto diventare un Hilton. Secondo me gli girano, ma riesce ad avere sempre quella faccia antipatica di chi, in fondo, se ne frega. L’ho sempre salutato dall’acqua, dovrò andare a toccare i suoi muri, finalmente, un giorno di questi.

E Gionni. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho lasciato quel libro nel punto esatto dove ci siamo conosciuti, quattro anni fa. Sono stata sulla tomba di Diaghilev. Sono andata alla Casa del Mago, per uno stretto sentiero tra la vegetazione incolta, rischiando di venire rapita dal ragno più grosso dell’emisfero e riportando striature sulle gambe come frustate, da piante che non conoscevo e spero di non incontrare più, laguna infida. Fatto tutto. Dovevamo farlo insieme ma vabbè, ci siamo sbagliati coi tempi.

Però mi hai regalato le coincidenze: piazzola 13, tavolo 17, linea 13, tagliando 17… il battello che arrivava quando mi serviva, mai un’attesa, il bar che desideravo esattamente dietro il prossimo angolo.

Non che questi cinque giorni abbiano risolto qualcosa. Ho ancora il mio film in testa. L’immagine di un posto che ho conosciuto e su cui non posso evitare di costruire la scena. L’ho toccato quell’albero, lo sento ancora sotto le dita. Ma almeno mi sono presa il tempo per pensarci, con dolore ma senza più paura.

Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J’emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera

Non avrei mai pensato di poter scrivere cose così personali qua sopra ma a te piaceva tanto scrivere tutto quello che ti passava per la testa, le cose più intime e private,  e ti lamentavi che non lo facessi anch’io quindi tiè, beccati ‘sta esternazione. Non capiterà di nuovo, ma te la dovevo.

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questi posti davanti al mare

Sabato 16 Agosto 2008

Ci sono persone nella mia vita che hanno un loro posto, so che ci sono, radici, alberi, rocce. Punti fermi.
Poi ci sono persone che hanno un approdo, ogni tanto arrivano e ripartono, onde, navi, spuma. Hanno tutte a che fare col mare: le ho conosciute su un’isola, o ci vivono, o ci siamo salutati su una spiaggia.
Qualcuno a cui ho voluto bene e che ho allontanato. Qualcuno che a volte c’è a volte no, per paura di legarsi troppo e non essere più libero. Qualcuno che non vedo da anni ma con cui ogni tanto mi scrivo ancora per raccontarci del nostro progetto di cucire vele per vivere. Qualcuno di cui a volte dicevo che l’avrei ammazzato ma ci ha pensato da solo.
Persone magnifiche che, in un modo o nell’altro, sarà il mare, sono presenze continue ma instabili. Onde, appunto.
Quindi parto e me ne vado a guardare il mare, per qualche giorno.
Il mio fedele saccapelo viola, la storica tenda Ferrino in prestito.
Ho ricucito due piccoli strappi nella tenda, tanto per tenermi in allenamento, dovessi mai riuscire a cucire vele per vivere.

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in Lush we trust

Domenica 22 Giugno 2008

Si va a Milano per far incontrare due amici che cercano casa con due amici che offrono casa.
I due che cercano casa hanno una storia: venerdi lei, per la prima volta, ha potuto tenere in braccio la bimba nata 20 giorni prima, che fino a venerdi se n’era stata nella termoculla. Con lui (per viaggi di lavoro, amicizie, esperienze) ci facciamo da anni accese discussioni su Israele e Palestina, è quasi un appuntamento fisso.
I due che offrono casa hanno una storia: lui è pugliese e lei siciliana, vivono a Milano e si sposeranno a Catania, a luglio, dopo una storia piena di coincidenze che meriterebbero un film.
Prima di tornare a casa passo da Lush a comprare le mie solite cose e mi danno in omaggio un campione di gel per la doccia.
Sul treno leggo l’etichetta del flacone: “E’ ispirato alle calde terre del sud ed è rassicurante come l’abbraccio di una mamma. Con olio di oliva palestinese e israeliano, succo di mandarino e foglie di vite, per un corpo che splende sotto i tramonti siciliani

Giornata campale. Timore reverenziale.

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and all that jazz was bullshit

Mercoledì 13 Febbraio 2008

Lo so, lo so, i post commemorativi da blog sanno un po’ di cretino e poi che ci scrivo? “mi dispiace”? “ci son rimasta male”? ma dde che, mica eravamo vicini di casa.
‘nzomma, per pochi ma intensi motivi questo è il mio film (preferito? no, mio, e basta) e mi va di tenermi un promemoria.

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ansia! ansia! vol.2

Venerdì 11 Gennaio 2008

Telefonare ad una tizia perchè improvvisamente “senti” di doverlo fare.

Scoprire che, in effetti, hai scelto il momento giusto.

Son cose…

(capito niente? evabbè, poi vi spiego)

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un tè col Bianconiglio…

Giovedì 20 Settembre 2007

e che queste cinque persone si arrangino a riconoscersi, dovrò mica fare tutto io?

DIRE
Caro lui.
Dire dire dire. Non posso dirti niente, non è il momento.
Non è mai il momento: ci siamo sbagliati di poco ma quel poco è stato abbastanza per cambiare le cose. Ci giriamo intorno a ’sto fatto, giocandoci sopra come un qualcosa che sta lì e non fa male, come in attesa di tempi migliori. Che mica arriveranno, ormai. Continueremo a far finta di nulla, a giocarci sopra. Non so te, ma io lo trovo pure divertente.

FARE
Il problema è che ti sento sempre un passo avanti a me. Più forte, più interessante, più arrabbiata, più sicura, più complessa, con molta più vita e meno fuffa da raccontare. Ma anche più fragile e più facile da ferire. In parte ti difendi molto più di me, in parte rischi maggiormente e ti metti molto di più in gioco.
Ho sempre l’impressione che una di noi due potrebbe fare a pezzi l’altra, mi tengo in disparte perchè non so cosa fare e a te sembra che non voglia passare dal tuo mondo, mentre è solo un senso di inadeguatezza che mi segue da sempre e con te è un poco più forte. Quindi sto ferma, non faccio nulla per paura di rompere qualcosa o di farmi male, forse senza motivo. Cheppalleperò perdere il ritmo delle cose per paura di spezzarlo.

BACIARE
La prima cosa che ho pensato di te è stata “odddiochebello!”
Occhei, non sarà stato un pensiero aulico, ma mica ti voglio bene per quello: hai di meglio da offrire che un bel faccino. E’ che mi distrae.
Mi distrae quando mi fai ridere, quando mi racconti le cose, quando fai il secsi e quando giochi a fare il complicato. Ma mi distrae anche nelle occasioni in cui sarebbe il caso di mandarti a remengo definitivamente.
Detesto i bei faccini, mi diminuiscono la concentrazione.

LETTERA
Hai tante cose dentro e non ci credi. Ti lasci fare, come se il tempo fosse infinito e permetti ad ogni cosa di influenzarti, di guidarti o di frenarti. Senza credere davvero alla realtà di una schiera di persone che ti vuole bene, ti rispetta e ti ammira. Vorrei che riuscissi a fare e dire tutto quello che vuoi, senza farti fregare dalla paura. Ma se siamo amiche, probabilmente, è anche perchè sei così, sei tu e basta. Quindi, oh insomma, fai un po’ come cazzo ti pare.
F.to: Kenneth

TESTAMENTO
Scateni al peggio la mia Sindrome dell’Infermiera, il mio stupido istinto di protezione e dedizione e fa’ quello che vuoi sopporterò tutto ma io ti salverò. In compenso sei troppo intelligente per salvarti o lasciarti salvare.
Sei l’uomo che amo gratis, che mi ha capito senza fatica e che mi è più lontano. Per fortuna. Potrei dedicare ogni momento a sostenerti e preoccuparmi ed annullarmi per te senza nemmeno sentirmi una perfetta idiota. Potrei passare tutto il tempo ad ascoltarti, seduta per terra guardando in su perchè sei il più bel panorama della zona e la miglior storia mai sentita. Narratore di storie come pochi, poichè ogni cosa ti incuriosisce e chiedi e impari e ricordi ed ogni vicolo ed ogni viso, anche quelli che agli altri non dicono nulla, a te raccontano qualcosa.
Troppo cervello per accontentarti, troppa ironia per prendere sul serio la tua amarezza, troppa serietà per non ridere di tutto. Così tanto cuore da star bene dappertutto e da nessuna parte. E davvero troppi, troppi soldi in tasca per fermarti ad avere paura.
Maledetto genio (e non genio maledetto chè lo troveresti esilarante) e benedetta assenza, chè la tua vicinanza mi terrorizza come un dentista della mutua.
Sarò coniglia ma va bene così: rimani splendido lì dove sei ma non avvicinarti di nuovo sennò scappo e la scena diventa grottesca.
Non avvicinarti “troppo”, intendo, che ogni tanto mi fa piacere rivederti.
Sei tutte le persone del mondo.

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“Posso fare una domanda?” “NO”

Lunedì 09 Luglio 2007

Fatevi prendere dal panico.

Che una cosa potrebbe essere bella. Qualunque cosa sia. Bella e basta. Ma, in quanto bella, un giorno, in futuro, nel prossimo secolo, potrebbe far male. Potrebbe diventare una seccatura. Potrebbe essere difficile da gestire. Si potrebbe rovinare tutto.
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pulizie etniche di primavera

Sabato 19 Maggio 2007

Bastardi. Perchè io questa volta volevo votare, cioè, alternativo. E sbattermene di tattiche e percentuali. Perchè mi piaceva l’idea di avere un candidato sindaco che si chiama Lodovico “detto Laurella” e di avere in consiglio comunale qualcuno che potesse, si presume, preoccuparsi seriamente del fatto che qui, già a febbraio, avessimo superato la soglia d’emergenza annuale dell’inquinamento.
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