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Cassandra Crossing…

lunedì 07 novembre 2011

datemi della guastafeste ma, quando un paese ci mette vent’anni a rendersi conto che lo stanno usando, massacrando e pure sfottendo un po’, non c’è niente da festeggiare: si aspetta che passi e ci si mette a raccogliere rottami e fango con pazienza e sperando, senza troppa convinzione, che non ricapiti più. come per l’alluvione, in fondo.

… acqua che ha fatto sera
che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente
come un innocente che non c’entra niente …

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can che abbaia morde a sangue

mercoledì 17 agosto 2011

In ogni condominio c’è “la vecchia pazza”. La “mia” pazza del piano di sotto mi ha accusato, negli anni, di varie atrocità campate in aria: le ho fatto crollare due lampadari con le vibrazioni strutturali prodotte dalle mie folli feste notturne, le spostavo i tappeti passeggiando per casa con i tacchi di legno (per i più distratti: è quella del piano DI SOTTO, che riuscissi a spostarle i tappeti ha qualcosa di mitologico), le suonavo il campanello alle 4 di notte, le ho allagato il bagno (quella telefonata è rimasta nel lessico familiare “ma che cosa ci fate in quel bagno, che mi piove in casa?” “eh, sa, ci hanno regalato un’otaria e non sapevamo dove metterla”) per cui a certe cose (accuse infondate, delirio architettonico, allucinazioni da peyote) ero abituata da mo’.
Un’esperienza che mi mancava, invece, era l’essere attaccata da un branco di cani rabbiosi che, fino a qualche minuto prima, mi sembravano umani ringhianti ma non pericolosi. Ho avuto un’altra prova di essere psicologicamente resistente. Non che mi servisse, ne avrei fatto pure a meno chè lo sapevo già, ma direi che dopo questa sono pronta per l’Irak, dovesse servire.
Ho lavorato dde qua e dde llà, ho collaborato con persone strambe, intossicate, stronze, perfide, stupide, disoneste, squilibrate, ma non mi sono mai sentita così in pericolo come questa volta, perchè mi fidavo, questa volta, ed è stato come trovarsi in mezzo ad un bombardamento senza alcun preavviso.
Qualunque forma di relazione possa rinascere dalla discussione (salve, sono un eufemismo) di ieri, non sarà mai basata sulla fiducia. Tolleranza, remissività, rassegnazione, anche nostalgia e rimpianto, ma nessuna fiducia.
Arrakis teaches the attitude of the knife: chopping off what’s incomplete and saying: now, it’s complete because it’s ended here.”
La solita frase dal solito libro. Non è mai stata così vera come oggi.
Le dinamiche sociali del branco, se sei un lupo, hanno valore e sono una sicurezza. Se sei un umano sono soltanto un danno difficile da evitare. Ma anche questo lo sapevo già.

 

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il post della primavera-estate 2011

giovedì 17 marzo 2011

Bon, lunedi 21 organizziamo la lettura pubblica dell’elenco delle vittime innocenti della mafia. Quasi 900 nomi. Non so ancora quanti lettori parteciperanno, pare che ci venga a trovare pure il sindaco, e alè. Mail da inviare e risposte da leggere e conferme da mandare e fogli da stampare e ritagliare e poi mi troverò a fare la segretaria(isterica) d’edizione che, vicino al palco, fissa tutti con furore mentre agita una cartellina e ripete come un mantra “perchè a me? perchè a me?” … passata questa dovrei tornare reperibile.
Si, certo.
Non riesco mica a restare seria mentre lo scrivo.
Comunque tutto bene eh?
(Sing-a-Porro, vedi? ogni tanto scrivo) :-p

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Botteghe Oscure

martedì 05 ottobre 2010

Interrompo il lungo silenzio-stampa (ho pure, di nuovo, il pc di casa in restyling) per comunicarvi una notizia importante.

A Verona c’è una bottega di parrucchiere che si chiama “Giù la testa – da Robespierre”.

Non so se mi fa ridere o piangere, ancora non mi è chiaro.

Volevo solo dirvelo.

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Moonstruck

mercoledì 25 agosto 2010

Luna piena, sarà quello, son licantropo. Una giornata strana, umore nero, sguardi freddi nessun calore e nessuna voglia di cercarlo. E poi torno la sera in autobus leggendo e alzo di colpo gli occhi dal libro: la luce fuori che cala bruscamente, come non faceva fino a qualche giorno fa. Aria d’inverno e nessuna voglia che arrivi.

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gap generazionale

venerdì 20 agosto 2010

Per vie traverse son capitata sul video di We are the world edizione 2010. Il fatto che in tutto il video abbia riconosciuto solo la Pink e Enrique Iglesias forse dovrebbe farmi riflettere

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son cose

martedì 04 maggio 2010

la mia carta d’identità scade un mese prima dell’annunciata fine del mondo nel 2012.

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Born to be wild

lunedì 15 febbraio 2010

E se andassi a dormire? Sembra che abbia intenzione di vedere fino a che punto posso tirare prima che la macchina si rompa. Cinque ore di sonno quando va ricca. Broncoboia in corso da tre mesi e sigarette a strafottere. Il luppolo non è aspirina, il fritto non è vitamine, stare in piedi 12 ore di fila non è aquagym, andare in giro di notte con ‘sto freddo non è aerosol. Ah no? Uffaperò, è uno stile di vita che dà soddisfazioni.
Che il luppolo ed il fritto, nonché il tabacco siano, spesso, rigorosamente biologici rende il tutto molto charmant.
Forse è ridere così tanto che mi tiene in piedi, se smetto di ridere son problemi. E riesco comunque a fare venti vasche di fila senza fare un embolo, benché in acqua ridere sia più complicato ed il ginocchio non rida un cazzo, dopo venti vasche.
Non ho mai il tempo di dare ascolto alle persone a cui tengo, non ho più tempo per leggere né per scrivere. Che poi c’è uno che è pure contento se appena scrivi BU e senti che lo deludi anche, visto che dopo quel BU non succede altro per mesi. L’ansia da prestazione è una brutta bestia.
Sarà per questo che mi son messa ad organizzare una festadicompleanno, come non facevo da quando a scuola portavo il grembiulino.
‘nam’a'ddurmi’va’

(p.s. sì, il titolo ha dell’ironia in corso d’opera)


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come passa il tempo quando ci si diverte

domenica 07 febbraio 2010

E’ che succedono troppe cose. Alcune non le racconti perché non hai tempo, altre perché non ne hai voglia, altre perché son troppo complicate, altre perché non è proprio il caso, altre perché saranno anche affari miei. E intanto ‘sto blog è fermo a fine ottobre. Yo.

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kill your idols

mercoledì 28 ottobre 2009

è sufficiente un niño preda di panico autolesionista.

è sufficiente un niño che conosci da poco ma che già capisci al volo, che ha gli stessi tratti di genio e infantile astio verso il mondo che aveva quell’altro bastardo, e che ti fa ridere e che quando si isola da tutto senti più vicino che quando ti parla.

è sufficiente che un giorno gli vengano più paturnie autolesioniste del solito, semplicemente una giornata più storta, niente di grave, ma ti ritorna addosso tutto.

è un attimo, direbbe quel tizio che si nasconde dietro il nome di john de leo. è un attimo e ti tremano le mani e non riesci a spiegare e se ci provi ti si spezza la voce e capisci che non hai voglia di spiegare agli altri i motivi per cui improvvisamente sei così incazzata.

sono così incazzata perché, dopo più di un anno, senza motivo nè preavviso, mi ritrovo ancora, ogni tanto, ad immaginare, come l’avessi provato, quel senso di desolazione fredda che, boh, forse, deve aver sentito, quella mattina, quel grandissimo bastardo. ed avere intorno, adesso, un altro tetano autolesionista mi ricaccia addosso tutto il tremore.

se proprio volete ammazzarvi lasciate una bella letterina con le colonne dei buoni e dei cattivi, le motivazioni, l’iter, le conclusionali e la chiamata in appello. così ognuna delle persone che ha avuto cura di voi potrà vedersela con il suo fantasma privato. senza andare a importunare le ragazze come me che normalmente sono brave ma travolte dagli eventi non disdegnano di desiderare di prendere a cazzotti i fantasmi.

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